Pasar Sedang Berkembang: Dolar Mendominasi sementara Euro dan Yen Menurun di Hadapan Data Amerika

Dollaro ai Vertici Mensili Grazie a Sorprese Economiche Positive dagli Stati Uniti

L’ultimo movimento dei mercati valutari racconta una storia affascinante di divergenza economica. Il dollaro statunitense ha raggiunto giovedì i massimi di quattro settimane con una performance dello 0,24%, trainato da una serie di indicatori americani che hanno superato le aspettative. Questa dinamica riflette la reazione dei mercati a un mercato del lavoro più resiliente del previsto.

Gli annunci di licenziamenti attraverso il servizio Challenger hanno mostrato un calo dell’8,3% anno su anno, fermandosi a 35.553 unità—il dato più basso in quasi diciotto mesi. Parallelamente, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono aumentate di soli 8.000 unità, raggiungendo 208.000, ben al di sotto delle 212.000 previste dagli analisti. Questi numeri dipingono un quadro di un mercato occupazionale sostanzialmente stabile.

La produttività del terzo trimestre ha accelerato al 4,9%, quasi in linea con le previsioni al 5,0% e rappresentando il balzo più significativo in ventiquattro mesi. Ancora più rilevante, i costi unitari del lavoro si sono contratti dell’1,9%, una flessione considerevolmente superiore al calo dello 0,1% che gli esperti si attendevano. Sul fronte commerciale, il deficit di ottobre si è drasticamente ridotto a 29,4 miliardi di dollari—un risultato inaspettatamente positivo rispetto alle aspettative di espansione fino a 58,7 miliardi e il divario più contenuto dal 2009.

Tuttavia, dietro queste spinte al rialzo, i mercati continuano a prezzare scenari di allentamento monetario nel medio termine. Le probabilità di un taglio dei tassi da 25 punti base alla riunione di fine gennaio della Federal Reserve restano modeste al 12%, mentre le aspettative per il 2026 vedono la Fed ridurre i tassi di circa 50 punti base complessivi. Questo contrasto tra i dati attuali forti e le prospettive di normalizzazione crea una tensione nei mercati.

Le recenti iniezioni di liquidità dalla Federal Reserve—con 40 miliardi di dollari in titoli di Stato acquistati mensilmente da metà dicembre—stanno già influenzando gli scenari del 2026. C’è crescente speculazione sul fatto che il presidente Trump nominerà un capo della Fed con orientamento espansivo. Kevin Hassett, attuale direttore del National Economic Council, viene considerato il candidato principale e rappresenterebbe una decisione favorevole a una politica monetaria più accomodante secondo il consenso di mercato.

Euro sotto Pressione: Fiducia in Calo e Prospettive Deboli

La coppia euro-dollaro ha registrato uno scossone giovedì, scendendo ai minimi di quattro settimane con una perdita dello 0,21%. L’euro è stato simultaneamente colpito dal vigore del dollaro e da dati deludenti che indicano una crescente fragilità economica nell’eurozona.

L’indice di fiducia economica dell’Eurozona per dicembre ha sorpreso negativamente, scendendo di 0,4 punti a 96,7 quando le proiezioni suggerivano un movimento verso 97,1. Questo deterioramento è accompagnato da un calo marcato dei prezzi alla produzione dello scorso novembre—un ribasso dell’1,7% in termini annui rappresentante la contrazione più profonda in tredici mesi. Questi segnali convergono nel suggerire uno scenario dove la Banca Centrale Europea dovrà mantenere una postura accomodante.

Non tutti i dati sono stati negativi. La disoccupazione nell’eurozona di novembre è scesa inaspettatamente di 0,1 punti percentuali attestandosi al 6,3%, contraddicendo le previsioni di stabilità. Gli ordini alle fabbriche tedesche hanno mostrato vigore con un aumento mensile del 5,6%—ben superiore al calo dell’1% anticipato e il miglior risultato in undici mesi. Le aspettative di inflazione annuale della BCE si sono mantenute al 2,8%, appena sopra il livello atteso del 2,7%.

Il vicepresidente della BCE Luis de Guindos ha comunicato che i tassi di interesse attuali rimangono appropriati, confermando che l’inflazione generale si attesta al 2% con i servizi che mostrano moderazione. I mercati non prevedono alcuna probabilità di un rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione del 5 febbraio. Questa postura rimane cruciale nel mantenere lo yen giapponese e altre valute emergenti sotto pressione relativa.

Yen Giapponese Indebolito da Cocktail di Fattori Avversi

Il dollaro statunitense ha guadagnato lo 0,14% contro lo yen giovedì, proseguendo in una tendenza di indebolimento della valuta giapponese che riflette sia dinamiche interne che geopolitiche. I dati economici giapponesi di dicembre hanno mancato le attese, con la fiducia dei consumatori in contrazione e le retribuzioni reali sottoperformanti—entrambi fattori che rafforzano l’argomento per mantenere una politica monetaria accomodante della Bank of Japan.

L’aumento dei rendimenti sui Treasury statunitensi ha ulteriormente depresso la valuta giapponese, creando differenziali di tassi che attraggono il carry trade verso il dollaro. Parallelamente, le tensioni geopolitiche tra Cina e Giappone hanno aggiunto turbolenza. Pechino ha implementato controlli alle esportazioni su materiali con potenziali applicazioni militari destinati al Giappone, una risposta alle dichiarazioni del primo ministro giapponese sulle possibili implicazioni militari nel caso di un’invasione di Taiwan. Questi embargo commerciali comportano rischi significativi per le catene di approvvigionamento e l’economia giapponese.

Le prospettive fiscali giapponesi peggiorano ulteriormente la situazione. L’amministrazione del Primo Ministro Takaichi ha approvato un bilancio di 122,3 trilioni di yen (circa 780 miliardi di dollari) con un incremento storico nella spesa per la difesa. I mercati assegnano probabilità zero a qualsiasi rialzo dei tassi della Bank of Japan nella riunione del 23 gennaio.

Oro e Argento Cedono Terreno: il Dollaro Forte Mina i Metalli di Rifugio

I futures COMEX di febbraio sull’oro hanno chiuso in calo di 1,80 dollari (con variazione negativa dello 0,04%), mentre i futures di marzo sull’argento hanno subito una perdita più marcata di 2,469 dollari (-3,18%) giovedì. Questa rappresenta il secondo giorno consecutivo di ribassi per entrambi i metalli preziosi, principalmente attribuibile al balzo dell’indice del dollaro ai massimi di quattro settimane, che ha scatenato la liquidazione di posizioni lunghe accumulate nel mercato.

Un ulteriore fattore di pressione proviene dalle preoccupazioni riguardanti il ribilanciamento degli indici delle materie prime. Citigroup stima che gli aggiustamenti dei pannelli BCOM e S&P GSCI comporteranno deflussi di circa 6,8 miliardi di dollari ciascuno dai mercati futures di oro e argento. L’aumento dei rendimenti obbligazionari americani ha amplificato queste pressioni, creando un ambiente sfavorevole per gli asset privi di rendimento come i metalli preziosi.

Nonostante questo deterioramento tecnico, i metalli preziosi mantengono supporti fondamentali robusti. La domanda di strumenti di protezione rimane forte di fronte all’incertezza persistente sui dazi americani e ai rischi geopolitici disseminati in Ucraina, Medio Oriente e Venezuela. Le aspettative di una politica della Federal Reserve più espansiva nel 2026, particolarmente se verrà nominato un presidente dovish, continuano a supportare l’appetito per oro e argento come riserva di valore.

Le iniezioni di liquidità della Fed stanno elevando l’appeal dei metalli come protezione del potere d’acquisto. La domanda delle banche centrali rimane solida: la banca centrale cinese ha incrementato le sue riserve auree di 30.000 once nel dicembre, raggiungendo 74,15 milioni di once troy—il quattordicesimo mese consecutivo di accumuli. Il World Gold Council ha documentato che le banche centrali globali hanno acquisito 220 tonnellate metriche di oro nel terzo trimestre, un incremento del 28% rispetto al trimestre precedente.

L’interesse degli investitori per i metalli preziosi continua a crescere. Le disponibilità di ETF sull’oro hanno raggiunto martedì scorso il massimo degli ultimi 3,25 anni, mentre gli ETF sull’argento hanno toccato i vertici degli ultimi 3,5 anni il 23 dicembre. Questi livelli di afflusso di capitale nei fondi indicano che gli operatori vedono ancora valore nei metalli preziosi come diversificazione strategica, nonostante le pressioni di breve termine dal dollaro forte.

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